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Allo storytelling non sempre servono le storie

Ben 60 ore di contenuti sono caricate su YouTube ogni minuto.
Ogni singolo minuto. 60. Ore.

Come possono mai i messaggi sponsorizzati non rischiare di perdersi in un mare simile?
Seth Godin, nel suo libro ‘All Marketers are liars’, afferma che la risposta risiede nelle storie.
“La verità è elusiva, ciò che facciamo conoscere agli altri è la nostra storia.
Il Marketing è storytelling.”

Da allora, i marchi hanno puntato affannosamente sullo storytelling, per vincere la guerra dell’audience a tutti i costi.
Innumerevoli articoli e guide declamano il segreto assoluto per raccontare una grande storia: capire i tuoi clienti, coinvolgerli in un tempo limitato ma denso, essere rilevante e intrattenere, creare connessioni emozionali, e altra roba del genere.

Lo storytelling da solo non è la ricetta magica per convertire il contenuto di marca in contenuto di intrattenimento.

Per fare un esempio, ciò che gran parte dei brand trattano non sono esattamente definibili storie.
Budweiser con “Whassup”, Old Spice’s con “Smell like a man, man”, o il gorilla batterista di Cadbury, possono davvero essere chiamate storie?

Chi lo pensa davvero non dovrebbe mai leggere allora il libro Guerra e Pace.

I marchi semplicemente non hanno bisogno di raccontare storie, per essere convincenti.

Ciò è ancora più vero nell’era dei social, in cui la reattività (responsiveness per dirla lunga) è la vera chiave.
Facebook, Snapchat, Instagram hanno in parte distorto il concetto di storia, assegnandolo praticamente a ogni cosa.

Ma in realtà, queste storie sono più che altro collezioni di immagini indipendenti tra loro, piuttosto che vere e proprie narrazioni, con un inizio, un corpo centrale, e una fine.

Nonostante le storie e i racconti, i marchi dovrebbero puntare alla credibilità.
Soltanto il 23% dei consumatori negli USA, e soltanto il 7% in Europa, ritiene che i marchi siano aperti e onestcon il pubblico.

Non importa a nessuno quanto la tua storia sia grandiosa, è come cadere nel vuoto.
Affidarsi agli influencers per raccontare la storia del tuo marchio non ti farà svoltare del tutto comunque: le persone hanno capito che dove gira il denaro e l’interesse, non vi può essere autenticità, o in minima parte.

Provare ad adottare un approccio del tipo “mostra ma non dire tutto” può essere un buon modo per agire.
Piuttosto che raccontare al tuo pubblico qualcosa che ignorano, prova a coinvolgerlo in puro intrattenimento.
Elon Musk potrebbe tranquillamente essere il miglior showman sulla terra già da ora.

Chi avrebbe bisogno di pubblicità dopo aver filmato un’automobile nello spazio che trasportava un manichino vestito con una tuta spaziale Space X, e con l’autoradio che passava Space Oddity di David Bowie?

Se to sei perso, prova a riguardarti il video.

Mostra, ma non dire tutto.

Qui siamo al genio puro, e non è marketing.

Eventi di tale portata non sarebbero sostenibili dalla maggior parte dei marchi in circolazione.
La Red Bull si accinge a concepire eventi e show molto più accessibili rispetto a quanto fatto in questi anni, dagli eventi sportivi fino ai festival.

Ciò che davvero rende il marchio così potente è il fatto che non usi questi eventi al solo scopo di raccontare una storia di sé stesso.
Si pone lo scopo di intrattenere il pubblico, e lascia che le persone associno il marchio alle sensazioni che ricevono da questo.

L’intrattenimento però non è adatto a tutti i marchi.
Prendere una posizione coraggiosa a volte può bastare, a seconda di quanto essa si rifletta nella tua offerta e nei tuoi prodotti.
Il programma di Patagonia “Worn Wear”, che rende più facile ai clienti la manutenzione o il ricambio del proprio equipaggiamento, è un caso tipico.
Le persone non chiedono eventi di portata straordinaria, quando riescono a intravvedere l’incrollabile impegno che c’è dietro a un marchio. Non è sempre necessario stupire a tutti i costi.

Per fare un altro esempio dell’industria di intrattenimento, il video di ‘This is America’ mostra che le immagini potenti e pause ad hoc possono risultare più memorabili di una narrazione molto ben costruita.
Ci ricorda che la qualità del contenuto creativo, non importa in quale forma sia espresso, può solo essere giudicata e valutata dalle persone che lo ricevono e lo metabolizzano.

Sporcati le mani.

La morale della storia è questa: piuttosto che mettere in piedi storie bellissime sul tuo marchio, sporcati di più le mani.
Fai qualcosa di veramente differente. Qualcosa di spettacolare, o qualcosa che abbia un significato.

E se questo sarà in sintonia con il tuo pubblico, saranno loro a raccontare la storia al posto tuo.

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