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Scegliere il logo per il ristorante

La scelta del nome e – di conseguenza, ma non sempre – la scelta del logo per il proprio ristorante può rappresentare con molta probabilità uno dei momenti più eccitanti nell’avvio dell’attività commerciale.

Ma, ignorando coscientemente alcune regole base del branding, può rappresentare anche uno dei fardelli più ingombranti che, talvolta, determinano una considerevole involuzione della capacità attrattiva del ristorante stesso.

Si aspira ad essere ricordati per il proprio cibo, no?
Bene, facciamo in modo che scegliere il logo per il ristorante che vi rappresenta non diventi il veicolo della vostra caduta.

Se il cibo è buono, si ricorda il piatto. Se fa schifo, resterà in memoria il nome dello chef, e del suo benamato logo con tanto di insegna.

Spesso il logo viene ritenuto un accessorio non indispensabile, del quale non curarsi nelle prime fasi dell’attività ma al quale dedicarsi poi, una volta avviato il business ai fornelli.

Nulla di più sbagliato.

Ritengo si debba adottare un approccio legato alla costruzione della brand identity, come per tutte le attività commerciali, il food marketing non fa eccezione alcuna.
Anzi, ha un peso determinante nell’imprinting visuale dei propri piatti.

Logo come identità visiva e concettuale del ristorante, chi siete, cosa rappresenta la vostra cucina, chi dovrebbe provare le vostre ricette.

Occorre quindi affrontare due temi principali nella definizione e scelta del logo: uno legato al concept, l’altro più legato alle specifiche tecniche del logo stesso.

CONCEPT

  • Individuare il target commerciale: chi sono i vostri clienti ideali?
    Cucina regionale? Alta cucina esclusiva? Hamburger gourmet? Fusion ricercato? Tradizionale?
  • Il logo deve riflettere l’identità del ristorante, e del tipo di cucina che servite.
  • La scelta del tema portante: il nome rappresenterà il concept gastronomico, il luogo ove risiede, oppure il nome dello chef

Logo wordmark (nome)
Nella ristorazione moderna, o comunque riferita ai nomi più blasonati e celebri, è uso adottare il logo che richiama la portata mediatica del nome dello chef, che identifica pienamente la mente creativa dietro al locale, piuttosto che l’idea stessa del ristorante.

Osservate ad esempio l’evoluzione del logo di Cracco: qui sotto l’ultimo più recente, realizzato per l’apertura in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, decisamente più attuale con un tono vintage ma contemporaneo.

Ristorante Cracco

In altri casi di successo, un nome apparentemente semplice è servito per combinare con un acronimo due significati uniti tra loro: è il caso esemplare di Noma, il pluristellato ristorante dello chef-star Rene Redzepi.
Noma è infatti l’unione di due termini, nordik (nordico appunto) e mad, ovvero cibo in lingua scandinava.
Ciò caratterizza con un singolo termine ciò che il locale esalta più di ogni altro elemento: la cucina del Nord, come terroir ma anche come stile gastronomico.

Logo Lettermark (iniziali)
Non è facile utilizzare le iniziali del nome, o attraverso un acronimo, per identificare il proprio ristorante.
Un caso eccellente di utilizzo del nome – e cognome – attraverso le iniziali e un trucchetto grammaticale è quello dello chef Davide Oldani. Il nome D’O – dalle iniziali dello chef appunto – rappresentano sia l’autore, che il locale, che il logo.

Logo Combination mark (iconic logotype)
Un sapiente equilibrio è il mix corretto per lo stile di logo più diffuso, ma anche più abusato.
Non a caso si vedono in giro insegne di ristoranti fatte così male che nemmeno si riesce a capire quale sia il nome del locale, figuriamoci carpirne il messaggio commerciale-gourmet.

Un esempio che mi piace è il Bjork, ristorante-bistrot di cucina svedese a Milano (quella davvero svedese, non Ikea).

Bjork – che vuol dire betulla in scandinavo – rappresenta la pianta stilizzata accanto al nome.

Oppure si può combinare l’identità geografica – dove si trova il ristorante – con un simbolo vettoriale che ne marchi la tipicità dell’edificio: eccellente è la Torre del Saracino, dello chef stellato Gennaro Esposito.

Logo Emblem
Poco usati poiché rischiosi commercialmente, i loghi emblem non sono molto indicati se non rappresentate una grande food & beverage company, tipo Starbucks.

Intendiamoci, lo style adottato è molto USA, consiglio mio: a meno che non vogliate aprire un locale in stile college o campus americano, meglio evitare.
Magari puntate piuttosto sullo stile vintage, con accenni anni 50-70, specialmente se il vostro ristorante richiama la cucina western style, o tex-mex.
Riguardo al vintage style, è oltremodo indicato per caratterizzare elementi della propria ristorazione, come l’uso di materie di prima scelta, il biologico – ciò che all’estero rientra nel concetto di ‘organic food’ – oppure se il vostro locale attira una discreta mole di clientela hipster.

SCELTA TECNICA

1. Metti le tue idee su carta.
Traccia uno schizzo preliminare di come ti immagini la tua insegna, al netto di tutte le componenti di cui sopra.
Non deve essere artistico, basta una matita e un foglio, giusto per accennare l’idea.

2. Rivolgiti a un pro.
Sicuramente l’utente ideale di questo articolo si occuperà di ristorazione e di cotture, non di grafica e layout.
Non esitare ad affidare le tue idee – ma anche i tuoi suggerimenti al riguardo – a un professionista, che sappia tradurre in grafica precisamente ciò che hai in mente, ma anche no.
Chi crea loghi e brand, spesso ti svela un’idea così elementare ma a cui non avevi pensato affatto.

A questo proposito, puoi contattarmi senza problemi: ti aiuterò a dare forma al tuo logo, o almeno a definire ciò che hai in mente da tempo.

3. Scelta del font.
Su questo tema se ne vedono di cotte e di crude.
Il font è spesso adoperato – male – per conferire un qualche sostegno tipografico a un simbolo già difficile da comprendere e analizzare – malissimo.
Milano ad esempio, pur con una vena creativa a tratti impareggiabile nello sfornare nuovi locali e mode, fiorisce ancora di insegne inguardabili.

La semplicità paga sempre.

Due regole basilari, se volete poi esporvi anche sui social media: usabilità e leggibilità.
Non usate font assurdi, con serif, o con stile alien a fronte di un ristorante sul lungomare.
Siate coerenti, ma bisogna sapere quando e dove osare.
Con il lettering si possono costruire loghi stupendi, comunicativi al massimo usando poche lettere in stile minimal.

4. Ottimizzate il logo per l’uso coordinato.
Ricordate che i tempi in cui si fotografava il disegno e lo si mandava in tipografia sono ormai trascorsi.
Il logo deve rappresentarvi sia fuori dal vostro ristorante, che sopra i menu, oppure sul vostro sito web fino ai biglietti da visita.

Comunque lo vogliate realizzare, il logo deve essere vettoriale, non si scappa.
Deve possedere cioè la dote della scalabillità: qualsiasi prodotto vogliate creare, il logo deve essere facilmente applicabile senza sottoporlo a raster.

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